23 Giugno 2024
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La Valle delle Muse tra mito, leggenda e natura

La Valle delle Muse è un luogo di interesse naturalistico che si colloca nella Valle del Simeto, in territorio di Adrano. Il Simeto è il fiume più lungo della nostra isola, la Sicilia. Scorre per 116 Km, partendo dalle pendici dell’Etna e concludendo il suo percorso nella piana di Catania. Costituendo una linea di confine tra le province di Catania ed Enna, il Simeto origina dalla confluenza di tre corsi d’acqua, in territorio di Maniace: Cutò, Martello e Saracena.

Il suo letto si presenta per un tratto molto caratteristico perché costituito da materiale lavico derivante dalle eruzioni dell’Etna: La Valle delle Muse si colloca in questa porzione di territorio.

Si tratta di un luogo importante non solo dal punto di vista naturalistico, ma anche archeologico.

La sua storia risale al V sec. A.C. circa, quando il vicino insediamento urbano fondato dai greci recava il nome di Adranon. La storia vuole che nel cuore della città fosse stato costruito un tempio dedicato al Dio Adranos, divinità della guerra e del fuoco. Considerato personificazione del monte Etna, a questa divinità venivano tributati numerosi sacrifici. Ad oggi non è chiaro dove il tempio fosse collocato, si pensa però che sedici delle sue colonne basaltiche siano ammirabili all’interno della Chiesa Madre della città, costruita in epoca Normanna (XI-XII sec) nell’odierna Piazza Umberto I.

Riti pagani dedicati al Dio Adranos venivano compiuti sia all’interno del tempio che nella cosiddetta Valle delle Muse, luogo destinato al culto.

Si tratta di un’area in cui il fiume Simeto scorre tra alti basalti colonnari e basse pietre di origine lavica. Una grande roccia rotondeggiante si contrappone agli alti basalti, a ridosso del fiume, essa è l’elemento più importante della Valle delle Muse. Questa roccia presenta due vasche quadrangolari scavate nella pietra, poste una accanto all’altra ma su diversi livelli e collegate tra di loro da un foro circolare. La vasca più bassa, presenta un secondo foro che sbocca a strapiombo sul fiume. Si pensa che queste vasche venissero usate per compiere riti sacrificali forse in onore del Dio Adranos o dei Palici. IL sangue dell’animale sacrificato andava a mescolarsi alle acque del fiume attraverso i due fori, così tali acque avrebbero reso fertili i campi di grano della Valle del Simeto.

Secondo le fonti, i Palici erano i due gemelli divini figli del Dio Adranos e l’Ara loro dedicata era situata presso il fiume Simeto. Il poeta Virgilio, nel libro IX dell’Eneide, scrisse: “[…] nel materno bosco in riva al Simeto, ov’è la mite ricca di doni Ara di Palico”. Lo storico siceliota Diodoro Siculo, vissuto nel I sec. A.C., sosteneva che i Palici offrivano i loro responsi a coloro che li interrogavano.

Gli studiosi hanno dedotto che il luogo in cui sorgeva l’Ara dei Palici, possa essere identificato con la Valle delle Muse.

Altra ipotesi avanzata è che la Valle delle Muse fosse un luogo deputato a riti di iniziazione, dove quattro erano le tappe che ogni iniziato doveva affrontare.

La prima tappa prevedeva il meditare presso una fonte d’acqua detta “scura” per via del colore scuro della stessa, dato dalla sua profondità. Il colorito scuro delle acque era un evidente rimando alla vita profana che l’iniziato aveva deciso di abbandonare.

La seconda tappa si svolgeva invece presso una fonte di “acqua chiara”, qui il nuovo seguace doveva meditare ascoltando il gorgoglio delle acque e cogliendo da questo la voce del divino.

Nella terza tappa, l’iniziato doveva recarsi nel punto in cui si trovavano le prestigiose sedie delle Muse. Si trattava di nove sedili, scolpiti in una grande roccia, sui quali prendevano posto nove sacerdoti che avrebbero tratto ispirazione dalle nove muse per interrogare il nuovo seguace circa il messaggio divino colto dal gorgoglio delle acque.

Se le risposte date dall’iniziato erano considerate idonee dai sacerdoti, l’iniziato poteva avere accesso alla quarta tappa, ovvero l’Ara dei Palici. Qui egli avrebbe compiuto un sacrificio per ringraziare i due Dei gemelli.

Un’epigrafe greca si può ammirare in questa Valle ricca di storia e miti, la sua traduzione completa, tuttavia, è ancora oggi incerta.

“Il vortice di acqua gorgogliante è simile a corrente di luce”.

Questa è la traduzione certa, data dagli storici, di parte dell’epigrafe. Questa frase potrebbe essere un chiaro rimando al potere delle acque divine della Valle: esse sono in grado di condurre al sapere colui che ascolta.

                                                                                                Mary Bua