16 Giugno 2024
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La percezione dello straniero nella letteratura e nell’arte

Il termine “straniero” ha sempre creato molte perplessità. Prendendo in considerazione la storia romana, chi veniva definito “hospes-hostis”, ovvero “forestiero-nemico”, non godeva di alcun diritto a Roma ed era soggetto a molteplici ingiustizie, tra cui la morte. Come sostiene un noto giurista, Zagrebelsky, suddetto termine dovrebbe avere un’accezione neutrale, tuttavia il suo significato continua ad essere piuttosto incerto.

La letteratura e l’arte hanno fornito nel tempo molti esempi capaci di sensibilizzare la società su questa tematica, spingendo l’uomo ad evitare i pregiudizi e i preconcetti nei riguardi di ciò che generalmente si ritiene totalmente diverso da sé. 

La visione dello straniero nell’Odissea

Se è vero che le differenze sociali, linguistiche, culturali, etc. creano incomprensioni, dal canto suo la letteratura ci invita a non cadere nei banali luoghi comuni. Bensì ci invita ad avere la giusta dose di umiltà e stuzzica la curiosità, insita in noi esseri umani, di conoscere l’altro. Questo è il caso della ninfa Nausicaa, nell’ “Odissea” di Omero. Quest’ultima accoglie il protagonista Odisseo all’interno della propria corte, quella dei Feaci. Nonostante egli abbia un’aria malconcia, quella di un profugo del mare, come le migliaia di persone che ogni anno sbarcano in Italia dopo aver lasciato paesi come la Siria, lei gli offre ospitalità e suo padre, il re Alcinoo, fa in modo che egli possa fare ritorno presso la propria terra, Itaca.

Lo straniero pirandelliano

Sempre dalla letteratura siamo ispirati a proiettarci nei panni altrui, facendoli nostri. Come nella novella “Lontano” di Pirandello, nella quale due donne ospitano nella propria abitazione uno straniero infermo. Con lui instaurano un rapporto con il malcapitato e con un amico giunto a fargli visita. Nonostante le due parlassero una lingua diversa rispetto ai due uomini, riuscirono a comprendere la loro profonda sofferenza. Questo è ciò che sta alla base del concetto di compatimento, dal latino cumpatior. Ovvero la capacità di vivere lo stesso dolore di un’altra persona, semplicemente provando le sue stesse emozioni. Come nel caso di una scultura romana del I secolo a.C., raffigurante un soldato Galata morente. Questo dimostra che anche lo “straniero” soffre a causa di una ferita e non è diverso da chi gliel’ha causata.

Manzoni ed Elsa Morante

La letteratura ci è maestra ancora una volta: nei “Promessi Sposi” di Manzoni apprendiamo l’atteggiamento da non adottare nei confronti dello straniero in cerca di aiuto. Ne è un esempio quello tenuto da una donna che accusa Renzo di essere un untore. Oppure nell’opera “La Storia” di Elsa Morante, in cui un soldato tedesco, smarritosi a Roma, subisce l’avversione di tutti e non riesce ad ottenere le informazioni che gli servono. Da questi esempi negativi  capiamo che serve riconoscere un’affinità tra noi e lo straniero. Come leggiamo nella poesia di Walcott “Amore dopo amore”: “Amerai lo straniero che era il tuo io”.

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In conclusione, si può affermare che in molti casi l’arte e la letteratura offrono molti spunti di riflessione volti ad aprire le nostre menti nei confronti dell’ignoto e della diversità.

A cura di Massimiliano Milone

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